Si percepisce che le immagini di Manuela Innocenti scaturiscono dal suo modo di sentire lo spazio che la circonda. Ogni foto non si esaurisce nel fermare un momento della realtà ma diventa un mezzo per raccontare se stessa, è per questo motivo che il soggetto immortalato non è la determinante dell’opera ma è solo il punto di partenza per un viaggio a ritroso alla scoperta della propria anima. La sua spiccata sensibilità e la conoscenza del mezzo tecnico le permettono di tracciare un filo diretto tra il suo mondo e la realtà arricchendo la percezione visiva del fruitore di molteplici chiavi di lettura. Ogni singolo scatto non è solamente evocativo di atmosfere scaturite dal sapiente uso della luce ma, spesso, diventa anche un inganno visivo. Il gioco tra luci ed ombre, tra pieni e vuoti e immagini ribaltate ci raccontano e ci ricordano che spesso la realtà non è come sembra. Il nostro occhio vede quello che vuol vedere ma l’opera di Manuela ci obbliga ad andare oltre il visibile, ad ampliare la nostra percezione per ricordarci che tra il vero e il verosimile si inserisce sempre la nostra soggettività e la nostra capacità di analisi. Esistono tre tipi di fotografia: la foto bella, la foto brutta e la foto artistica. L’uso della fotografia di Manuela Innocenti non può che appartenere alla terza tipologia proprio perché, al di là della tecnica o del soggetto prescelto, non evoca soltanto emozioni ma ci insegna a guardare la realtà con altri occhi, operazione che è alla base di ogni processo creativo.
Presidente dell' associazione Start, responsabile di Tra Art per la provincia di Livorno e curatore della video-arte nel festival internazionale Visionaria.